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Natale in Campania. I dolci della tradizione. O “mustacciuolo”

Natale è l’evento più atteso dell’anno. E’ la festività religiosa e affettiva per eccellenza, ma anche quella affettiva per eccellenza.

E’ il periodo dei colori, delle luci, dei regali, delle visite ai parenti… è la festa che mette il buon umore a grandi e piccini. E come ogni festività che si rispetti è ricca di cose buone.

Per cose buone potremmo intendere di tutto e di più e anche se solo volessimo riferirci alle tradizioni enogastronomiche e pur circoscrivendole al periodo natalizio, sulle “cose buone” ci sarebbe tanto da dire…. Ma per noi campani le cose buone, anzi la “bella cosa” sono loro e solo loro… i dolci.

In occasione di questo lungo periodo natalizio cercheremo di farvi una bella panoramica dei dolci tipici soffermandoci sulla regione Campania o più propriamente napoletani, dedicando, però, ad ognuno un piccolo ma singolo spazietto, perché ognuno di essi per la sua bontà ed unicità merita l’esclusiva.

O mustacciuolo , o mostacciolo, è forse quello più desiderato dai più piccini. E’ bello, elegante, di classe, con la sua forma tipica a rombo e la sua glassa di cioccolato, diciamoci la verità “fa proprio veni’ o genio”.

E’ un dolce antichissimo, alcuni ne fanno risalire l’etimologia al latino mustaceum ovvero mosto per la presenza di questo ingrediente che ne esaltava la dolcezza; altri a mustax ovvero alloro, ricercandone le origini in un’antica tradizione che vedeva in una focaccia avvolta da foglie di alloro diffusissima in occasione delle nozze la sua forma più antica.

Oggi il mustacciuolo è cosi’ come lo vediamo esposto un po’ dappertutto, nelle pasticcerie e nei banchi dei prodotti dolciari delle panetterie e dei supermercati: è grande più o meno 10-12 cm, ha una forma a rombo e una deliziosa glassa di cioccolato fondente che ricopre uno squisito impasto fatto di farina,  mandorle, zucchero e miele, scorza d’arancia e un mix spettacolare di spezie che fanno il tipico profumo di Natale (cannella, pepe, noce moscata, chiodi di garofano, anice stellato), il pisto.

Cosi’ buono e così antico che ne faceva menzione già Bartolomeo Scappi, cuoco personale di Pio V nel suo pranzo alli  XVIII di ottobre “.  Questo è il tipico mostacciolo napoletano, magari talvolta più morbido e talvolta dalla tenuta più consistente, ma a dirla tutta questo dolcetto è così simpatico e versatile che ha saputo adattarsi nel tempo assumendo delle declinazioni via via più consone alle varie esigenze dei gusti della gente anche in relazione alle tipicità delle varie località.

Così nel beneventano il mostacciolo ha l’imbottitura che sa di Strega, oppure altrove è stato preferito di forma più piccola con l’imposto più morbido ed alto, arricchito di canditi, oppure con la glassa al cioccolato a latte, al cioccolato bianco o ricoperto di zucchero e confettini.

Insomma chi più ne ha più ne metta. Godiamoci, quindi, il nostro mostacciolo e se in questo periodo natalizio ci troviamo in visita ai parenti in giro per l’Italia e pensiamo di sentirne la nostalgia….niente paura, perché il nostro dolcetto è talmente buono che ci sono i suoi “parenti stretti” un po’ sparsi ovunque nelle pasticcerie di tutte le regioni.

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