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Flati, “bon ton” e offese cattive.

Una volta, mi raccontava mio padre, nelle campagne dove il vettovagliamento era ancora più ruspante che in città, si era soliti mostrare apprezzamento, per i pasti che venivano offerti, emettendo dei sani e robusti flati, in particolare orali: il famoso “rutto libero” che non urtava alcuna suscettibilità.

Una terra franca all’attuale “bon ton”, la nostra vecchia provincia, che assomiglia sempre di più ai nostri stadi dove al posto della famosa “cacofonica emissione” c’è l’insulto; l’insulto libero.

A questo punto mi domanderete dove sta la novità? Negli stadi si era soliti diffamare le mogli degli arbitri molto tempo prima che sistematicamente venissero usati come luoghi di sfogo sociale. Tra le tifoserie offendersi vicendevolmente era, ed è parte del costume, come auspicare eruzioni e catastrofi aeree all’avversario di turno. “Son ragazzi”, ci sentivamo dire e ci siamo così tanto convinti che fosse normale che molti addetti ai lavori nel calcio, si sono fatti educare dalla stortura piuttosto che porne rimedio, senza mai catechizzarla a dovere.

In questi anni abbiamo visto allenatori che si prendono a calci ( Baldini a Di Carlo), calciatori che sputano addosso agli avversari (si dice il peccato, non il peccatore), fare gesti provocatori a colleghi e spettatori e insultarsi vicendevolmente. La storia ci insegna che al peggio (non solo nel mondo pallonaro) non c’è mai fine ed ecco che la favola della funzione educativa che lo sport (tranne alcuni) dovrebbe avere per i giovani subisce un’altra spallata, avvicinandola irrimediabilmente verso il precipizio.

Domenica scorsa, durante Empoli-Cagliari le telecamere DAZN hanno beccato il centravanti dei toscani Cutrone rivolgersi al portiere della squadra avversaria con l’espressione “balbuziente di m…a”. Da sottolineare che il giocatore era seduto comodamente in panchina, senza che alcuna “trance agonistica” potesse offuscargli la mente (e che nemmeno lo avrebbe assolto) e che la balbuzie è una malattia che crea enormi disagi a coloro che ne soffrono.

Cutrone ha poi telefonato al portiere dei sardi per le scuse di rito che sono apparse ben poca cosa dopo quella uscita degna del peggior bullo del quartiere e l’estremo difensore le ha accettate da persona educata. Sembra che l’incidente sia stato brillantemente metabolizzato, ma allora perché, a ripensarci, sentiamo un forte senso di nausea?

Non sarà perché anche noi, a volte, ci sentiamo figli di un Dio minore, inadeguati, balbuzienti e l’offesa che ha fatto l’improvvido Patrik ad Alessio, la sentiamo sulla nostra pelle ed è come se fosse rivolta pure a noi’?

Il fatto che a rivolgerla sia stato uno di quelli che “son ragazzi”, stranamente non ci fa stare meglio anzi sparge sale sulla ferita per una figura, quella si, di m…a che meriterebbe in premio una pernacchia di Eduardiana memoria, anche quello un flato orale ma di quelli che dovrebbe fare veramente arrossire il destinatario.

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