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Giulia Cecchettin, basta morire per “amore”

Giulia Cecchettin, é solo l’83 esima vittima di femminicidio nel nostro paese per l’anno corrente. 

Solo in Italia sono 285 le vittime di violenza di genere, degenerata nel peggiore degli scenari possibili: la morte. 

Morire per mano di chi dice di “amare” ma quale é la forma di amore che invece di proteggere e curare l’altro, decide di compiere il più atroce dei gesti? 

Nessuno é in diritto di sentirsi padrone o proprietario di un’altra persona  come se fosse appunto un oggetto di propria proprietà. 

Filippo Turetta, un perfetto figlio delle apparenze,  credeva di poter gestire  i sentimenti della propria ex fidanzata a proprio piacimento. Dunque, non accettando la fine della relazione con Giulia, decide di toglierle la vita. Quindi l’omicida dal volto di “bravo ragazzo” non abituato a ricevere dei “no”, preferisce privare Giulia Cecchettin della sua vita piuttosto che accettare che la loro relazione fosse finita. 

In questi ultimi giorni si é parlato tanto di questo ennesimo caso di violenza di genere di un omicidio efferato e senza scrupoli. Tutto scrupolosamente premeditato, questo fa capire anche la razionalità che l’assassino ha avuto. Dal pianificare l’appuntamento, il luogo dell’incontro, fino all’aggressione  con impossibilità di far sentire le urla di disperazione della vittima , le coltellate e la fuga all’estero. Tutto degno dei migliori film di azione, dove il killer segue i movimenti della vittima fino a compiere il suo compito: uccidere.  

Sui social e tra i vari media si parla tanto di sensibilizzazione di educazione all’affettività da introdurre come materia con media a scuola. Non sarà più importante invece che questi ragazzi ricevano l’esempio in primis dal contesto familiare e poi da quello scolastico? 

La morte di Giulia Cecchettin é un fallimento per tutti noi, come società. Le istituzioni scolastiche possono essere un supporto per gli studenti non la unica fonte di esempio. 

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