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Le leggende non muoiono mai: Ayrton Senna e Roland Ratzenberger

“Se un giorno dovessi avere un incidente che mi dovesse costare la vita vorrei che fosse sul colpo. Non vorrei passare ore a soffrire in ospedale o passare il resto della vita in una sedia a rotelle. Io voglio vivere intensamente perché io sono una persona intensa.”

Rileggere questa frase a distanza di anni fa ancora effetto, soprattutto sapendo che, pochi giorni dopo questa affermazione, Ayrton Senna da Silva ci avrebbe lasciato andandosi a schiantare contro la curva del Tamburello. Era il 1° maggio 1994, il giorno prima – durante la seconda giornata di prove del gran premio di San Marino- a spirare fu Roland Ratzenberger che colpì il muro della curva dedicata a Gilles Villeneuve, dopo che dalla sua vettura si staccò una parte dell’alettone anteriore facendo perdere deportanza alla sua Simtek.

La formula 1 cambia per sempre

Questi due incidenti aprirono le porte a una formula 1 più sicura, che da quel maggio – ancor prima della spettacolarità delle corse – mise al primo posto la sicurezza dei piloti. Vennero prese misure ad hoc per evitare altre situazioni simili, ricordiamo il limite di 80 km/h in pit lane voluto dall’ex presidente FIA – Max Mosley – per tutelare i meccanici, infatti ci furono anche incidenti ai box durante quel GP di Imola ’94, o ancora le migliorie ai caschi, diretta conseguenza di quello che successe a Senna (un braccetto della sospensione gli perforò il casco), e ancora tante altre migliorie vennero fatte e vengono fatte tutt’ora, come ad esempio l’Halo.

Quest’ultima invenzione salvò la vita a Romain Grosjean durante il gran premio del Bahrein del 2020, che vide il pilota svizzero scontrarsi contro le barriere del circuito e rimanere, per qualche minuto, nell’inferno di fuoco che si creò in seguito alla rottura della propria abitacolo.

Grosjean, alla fine, ebbe solo delle contusioni e ustioni alle mani, grazie anche alle migliorie alle tute ignifughe che avrebbero potuto garantire a Niki Lauda delle ustioni meno gravi di quelle che ebbe dopo l’incidente del 1976.

L’effetto domino che, dunque, si venne a creare in seguito alla dipartita di Senna e Ratzenberger – due dei piloti migliori della propria epoca – ha permesso di salvare, nel tempo, molte vite in modo tale che il loro sacrificio non fosse vano e renderli per sempre immortali.

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