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Oltre la superficie: distorsione ed emozioni

Oltre la superficie, distorsione ed emozioni” è una mostra personale dell’artista Ilenia Hierro, nata con lo scopo di far vivere il processo artistico personale dell’autore, che si concentra sulla deformazione e sull’introspezione emotiva. Attraverso la deformazione della realtà, emerge una dimensione interiore più autentica.

L’esposizione, che consta più di Trenta opere tra tele e lavori su carta, sarà adibita nell’archivio storico di Palazzo Allocca, in Corso Garibaldi 14, Saviano (NA). La mostra sarà curata da Carmine Ciccone, con il patrocinio del Comune di Saviano e la Pro Loco “Il Campanile” di Saviano.
Il Vernissage avrà luogo Venerdì 28 Marzo 2025 a partire dalle ore 19.00 fino alle 22.00. Durante la serata interverrà il musicista Mario Simposio. Sarà possibile visitare la mostra fino al 3 Maggio 2025.

Ilenia Hierro, di Palma Campania, studia pittura presso L’ I.S.I.S. Caravaggio di San Gennaro Vesuviano (NA), dove si diploma nel 2015. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Napoli al corso di Pittura, dove si laurea nel 2020. Nel 2012 ha vinto il Premio Estemporanea di San Gennaro Vesuviano mentre nel 2014 il Premio Mostra d’Arte collettiva Città di Palma Campania.

Queste le prime parole di Ilenia riguardo la mostra Oltre la superficie, distorsione ed emozioni: «Nel corso della mia formazione artistica, ho avuto modo di maturare un mio stile personale che concentrasse tutta la sua essenza sull’essere deforme. Agli albori di questo percorso, mi barcamenavo in diverse tecniche: dai pastelli acquarello, all’olio dall’acrilico alla penna e all’incisione a punta secca. Poi la ricerca mi ha portato a modificare la figura anatomica con colori accesi o con scarabocchi a giri circolari realizzati con la penna biro. Tali esperienze, anche se utili per la tecnica personale, risultavano insufficienti ad esprimere le personali istanze interiori. Infatti – spiega – i risultati ottenuti con varie forme di espressione adottate, erano senz’altro esteticamente piacevoli, ma drammaticamente fermi alla superficie e incapaci di indagare la profondità del mio animo e mettere a nudo tutta me stessa».

«Nella deformazione – prosegue – trovai perciò alcune risposte ai bisogni della mia ricerca. Capii che non era la tecnica che dovevo cambiare, ma il mio modo di vedere o di sentire le mie emozioni. Questo processo di deformazione della realtà fece sì che la dimensione interiore emergesse e liberasse ogni pensiero recondito del mio io. Mi aiutarono non più figure reali, ma personaggi inventati, frutto della mia immaginazione, intenti a raccontare storielle ed episodi a me accaduti. Questa mia espressività artistica favorisce volti leggermente allungati e deformi, (anche i corpi a volte si presentano in assenza di mani, braccia, gambe e piedi), dai colori innaturali, sgargianti e saturi, quasi come per accentuare la loro espressione appena sofferente e neutra. Con lo sguardo fisso come colti in flagrante dallo spettatore. Non esiste ambientazione, lo spazio è astratto, spesso sono accompagnati da forme geometriche, talvolta strane, che li fanno risaltare meglio nello sfondo.

Si avvia alla conclusione: «Le mie opere al primo impatto possono incutere timore, ma creano anche una sorta di contatto psicologico, misterioso ed empatico con chi osserva. Improvvisamente il fruitore si sente parte della mia storia. Ciononostante, il mio stile non rimane ingabbiato in una scelta graniticamente immutabile, esso subisce lievi o grandi mutamenti, adattandosi alle esigenze espressive del caso. Quindi alcuni dipinti, pur conservando i caratteri descritti, hanno deformazioni attenuate. In definitiva, concentrare il mio discorso artistico alla mera ricerca introspettiva, sarebbe riduttivo, poiché l’obiettivo ultimo è sempre estetico e mira a realizzare prodotti artistici curati nei dettagli e cromaticamente attraenti».

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