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Autovelox: stop allo schema di decreto elaborato dal Tavolo tecnico del Mit

Come annunciato nel nostro ultimo contributo sul tema degli Autovelox, successivamente alla chiusura del Tavolo tecnico istituito presso il Mit, ritorniamo sull’argomento per sintetizzare cosa è accaduto al oltre un mese di distanza.

Per il precedente contributo, si veda al link https://avvocatofusco.com/diritto-assicurativo-responsabilita-civile/circolazione-stradale/riforma-cds-ultime-novita-sugli-autovelox-e-tavolo-tecnico-del-mit/

Prima di tutto va detto che lo schema di decreto licenziato dal Tavolo va notificato alla Commissione europea al fine di consentire alla stessa un controllo di uniformità, trattandosi di normativa tecnica sottoposta a tale verifica in base alla Direttiva (UE) 2015/1535 (DIRETTIVA – DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 9 settembre 2015 che prevede una procedura d’informazione nel settore delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione).

Orbene, lo schema di decreto che ha suscitato tanto scalpore, è stato “bloccato” dal Ministro Salvini che ha deciso di sospendere la procedura in quanto “sono necessari ulteriori approfondimenti”.

Proviamo ad osservare più da vicino cosa è accaduto e quali possono essere le criticità dello schema di decreto, avendo ora a disposizione il testo, che riportiamo in allegato.

Le parole del Ministro

Dopo il Question time alla Camera dell’11 febbraio scorso (si veda al link https://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=5/03521&ramo=CAMERA&leg=19 ), cui rispondeva il sottosegretario del Mit Tullio Ferrante (si veda il nostro precedente contributo), un altro Question time veniva formulato al Mit in data 26 marzo, a cui rispondeva direttamente il Ministro Salvini.

“Con la collaborazione del ministero e dell’Anci intendo eseguire un’operazione trasparenza: una ricognizione di tutti i dispositivi di controllo della velocità attualmente in uso. Serve, infatti, accettare che il numero dei dispositivi effettivamente utilizzati rispettino i regimi di approvazione. Tale ricognizione ci consentirà finalmente di approfondire le verifiche amministrative sulla presenza di eventuali dispositivi totalmente non conformi alle regole di approvazione. Solo alla luce di tali dati inoltre potremo capire l’impatto effettivo delle nuove regole di omologazione sulle esigenze di utilizzo di tali dispositivi per finalità di sicurezza stradale. Insomma una grande operazione di trasparenza che in Italia si attendeva da tempo: autovelox per salvare vite assolutamente si’, autovelox furbi o non omologati – che sono una ulteriore tassa per i lavoratrici e i lavoratori – assolutamente no”.

“I dati rilevati da Polizia stradale e carabinieri ci dicono che con il nuovo Codice della Strada ci sono 61 morti in meno e 800 feriti in meno rispetto ai primi tre mesi dell’anno scorso. Spero che il buonsenso di chi guida in Italia porti a risultati ancora maggiori”

“L’autovelox furbetto, mal segnalato, utilizzato per ripianare i debiti di bilancio del comune è una tassa occulta sulla pelle di lavoratrici e lavoratori. Abbiamo approvato due decreti che mettevano chiarezza sul tema. Abbiamo trasmesso alla Commissione europea lo schema di decreto. Nel frattempo, il 14 marzo la Corte di Cassazione ha adottato una nuova pronuncia che accerta un quadro preoccupante, cioè la presenza di dispositivi privi non solo dei requisiti di omologazione ad oggi ancora mancanti ma anche dei requisiti minimi. Ho ritenuto necessario sospendere l’adozione del decreto, ritirare la notifica alla Commissione europea per accertamenti tecnici finalizzati a un preventivo censimento dei dispositivi in uso“

Questi alcuni stralci della relazione del Ministro, reperiti nel web.

Cosa prevede lo schema di decreto sospeso da Salvini?

Preliminarmente, il testo richiama l’art. 45 del CdS e l’art. 192 del Reg. att.; poi richiama il DM del Mit del 13 giugno 2017 n. 282 che disciplina le procedure per le verifiche di taratura iniziali e periodiche dei dispositivi, delle apparecchiature e dei mezzi tecnici per l’accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità, con specifico riguardo all’art. 1; infine, si riporta alle “risultanze emerse nell’ambito dei lavori del Tavolo tecnico istituito con il Ministero dell’interno, il Ministero delle imprese e del made in Italy ed ANCI, sull’omologazione e approvazione di tutti i dispositivi strumentali per l’accertamento da remoto di infrazioni al Codice della strada, istituito con nota del Capo di Gabinetto prot. n. 33115 del 6 settembre 2024”.

Ciò detto,

“CONSIDERATA anche alla luce delle risultanze del tavolo tecnico, la necessità di fissare requisiti univoci cui si devono uniformare tutti i dispositivi e i sistemi nell’effettuazione delle misurazioni per l’accertamento della violazione dei limiti di velocità, giusto il combinato disposto degli articoli 45 e articolo 142, comma 6, del codice nonché dell’articolo 192 del Regolamento”

si passa a descrivere l’ambito di operatività del provvedimento.

L’art. 1 stabilisce i “requisiti e le procedure di omologazione del prototipo, la taratura e le verifiche di funzionalità dei dispositivi, delle apparecchiature e dei mezzi tecnici di cui all’articolo 201, comma 1-bis, lettera f), del Codice per l’accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità ai sensi dell’articolo 142 del Codice”.

Si parte dal riconoscimento della necessità di distinguere le tre differenti procedure, omologazione, taratura e verifiche di funzionalità, che vengono meglio descritte nei successivi articoli per poi rinviare all’allegato A, contenente Caratteristiche, requisiti e procedure di omologazione, taratura e verifica di funzionalità dei dispositivi e sistemi per l’accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità ai sensi dell’art. 142
del Codice della Strada.

Non è questa la sede per addentrarci nell’esame della normativa. Ciò che qui vogliamo mettere in risalto è che le contestazioni divampate intorno allo schema di decreto riguardano l’art. 6, contenente disposizioni transitorie, pietra d’inciampo di questa vicenda sempre più arroventata.

Articolo 6

(Disposizioni transitorie)

I dispositivi o sistemi approvati secondo quanto previsto dal decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 13 giugno 2017, n. 282, essendo conformi alle disposizioni di cui al Capo 1 dell’Allegato A, sono da ritenersi omologati ai sensi del presente decreto. L’elenco dei decreti di approvazione è incluso nell’Allegato B.

(…)

I dispositivi o sistemi non ricompresi nell’Allegato B sono disattivati alla data di entrata in vigore del presente decreto. Gli stessi possono essere regolarmente attivati, previo rilascio del decreto di omologazione ai sensi del comma 2.

Ciò che ha scompaginato le carte è la cd. sanatoria di Stato, quella che si realizza attraverso la previsione di uno spartiacque tra i dispositivi costruiti e approvati successivamente all’entrata in vigore del Dm del 13 giugno 2017 n. 282 e quelli antecedenti: i primi sono considerati tout court omologati se posseggono i requisiti di cui al citato decreto, con ciò però sancendo che la approvazione è sufficiente e rinforzando l’idea che invece i due atti sono differenti. Insomma, un vero groviglio.

Subito sono state elaborate tabelle che riportano i dispositivi che possono considerarsi omologati e che dovrebbero perciò essere lasciati in vita. Si riporta sotto una tabella (fonte Altvelox.it):

Tra questi, spicca il modello T-Exspeed, il dispositivo al centro dei sequestri da parte della Procura della Repubblica di Cosenza. Ma questa è un’altra storia.

Quanto ai secondi, ossia i dispositivi antecedenti al 2017, e ricompresi nell’allegato B, essi dovrebbero essere disattivati alla data di entrata in vigore del decreto in corso di approvazione per poi essere riattivati se si conformeranno alle regole di omologazione.

Di fronte alla eventualità che in piena estate ci si possa trovare con una gran quantità di apparecchi disattivati e di fronte alla dirompente portata di una disposizione che salva dispositivi dalla dubbia regolarità, la polemica da tutte le parti non poteva che esplodere peggio di prima.

Se a questo si aggiunge la recente pronuncia della Cassazione penale 10365 del 14 marzo 2025 (richiamata dal Ministro Salvini nella sua risposta al qt), non si può non prendere atto che siamo ancora lontani dal deporre le armi.

Per finire, in data 27 marzo sul sito del Mit è stato pubblicato un breve comunicato stampa che dà atto del proposito del Ministro Salvini di dar seguito a quanto dichiarato in aula:

27 marzo 2025 – Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) è attento alla trasparenza sul tema degli autovelox, i dispositivi usati per il controllo da remoto della violazione dei limiti di velocità.

Per fare chiarezza il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, ha scritto una lettera al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi e al presidente di ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani, Gaetano Manfredi, chiedendo collaborazione per svolgere una ricognizione sul territorio nazionale dei dispositivi di controllo della velocità attualmente in uso, sia da parte degli organi di polizia stradale che degli enti proprietari, su tutto il territorio italiano.

Obiettivo di questo “censimento” è accertare il numero dei dispositivi effettivamente utilizzati, verificare i dispositivi non conformi alle regole di approvazione e, con i dati raccolti, capire l’impatto delle nuove regole di omologazione ai fini della sicurezza dei cittadini.

Ulteriore fine è garantire che questi strumenti siano utilizzati solo in chiave di prevenzione, all’interno di un quadro normativo chiaro e stabilito, con un sistema di sanzioni adeguato per scongiurare i comportamenti non conformi al nuovo Codice della Strada e che garantisca sempre il diritto di difesa dell’utente.

Si veda al link https://www.mit.gov.it/comunicazione/news/autovelox-mit-scrive-viminale-e-anci-per-ricognizione-sul-territorio-italiano

Ma cosa dice la sent. della Cass. penale n. 10365 del 14 marzo 2025 richiamata anche dal Ministro Savini e rimbalzata su tutti i siti di informazione nazionale e locale?

Proveremo ad esaminarla in un prossimo contributo dedicato alla questione dei sequestri degli autovelox.

© Annunziata Candida Fusco

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